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Heki ryû Insai ha PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Luglio 2009 15:25
LA STORIA DEL KYUDO HEKI RYU INSAI HA

 

Un eroe mitico della tormentata storia giapponese del XV secolo, Heki  Danjo Masatsugo, grazie alla sua straordinaria abilità e conoscenza, rivoluzionò l'arte del tiro con l'arco creando una nuova tecnica. Alcuni  guerrieri ne seguirono l'insegnamento codificandolo e trasmettendolo per alcune generazioni. In questo modo la scuola Heki si diffuse in tutto il Giappone differenziandosi in vari rami. Uno di questi aveva la sua sede a Kyoto, dove risiedeva il maestro Yoshida Issuiken Insai, che, agli inizi del XVII secolo (dopo la battaglia di Sekigahara, ottobre 1600, a cui Insai partecipò), fu chiamato dallo Shogun Tokugawa perchè gli insegnasse la via dell'arco (il kyudo). Da allora questa scuola, che gli altri tiratori chiamano Heki Ryu Insai Ha (scuola Heki stile Insai), ha potuto fregiarsi del titolo di Heki To-ryu, dove To-ryu sta ad indicare la scuola propria della casata dello shogun.
La tecnica e il sapere di questa scuola, che si sono sviluppate a partire dalle necessita del tiro in battaglia per i guerrieri appiedati (hosha-shajutsu), sono state tramandate immodificate fino ai nostri giorni da una catena ininterrotta di maestri.In anni recenti il maestro Inagaki Genshiro Yoshimichi, come titolare della cattedra di kyudo all'università di Waseda, ha inaugurato una serie di studi tecnici sperimentali per approfondire, spiegare e confermare, anche dal punto di vista scientifico, la profonda qualità dell'insegnamento degli antichi testi della scuola.Il maestro Inagaki ha inoltre promosso con grande impegno lo sviluppo del kyudo in Europa, in particolare in Germania, Italia e Finlandia. Ora questa opera continua grazie al suo successore, il maestro Mori Toshio, titolare della cattedra di kyudo all'università di Tsukuba che ogni anno visita il nostro paese conducendo dei seminari ogni estate. Il fine del kyudo consiste nel raggiungere la conoscenza dello “spirito dell’arco” (yumi no kokoro), uno stato che spesso viene indicato usando il termine tipicamente zen di satori. La scuola Heki To-ryu tramanda dal XV secolo molti insegnamenti, che furono messi per iscritto su dei rotoli custoditi gelosamente e rimasti segreti. Molti insegnamenti riguardano la tecnica e i suoi dettagli più sottili, altri invece riportano l’etica della scuola.
“Hika”, le poesie segrete, hanno eminentemente un significato etico-spirituale, cantando le qualità proprie del bushido come la determinazione, l’assiduità nello sforzo, l’intelligenza (l’intuizione), la rettitudine, la serenità, l’equilibrio, la sincerità e la generosità nell’azione e così via. Qualità che possono essere coltivate solo con il perfezionamento della tecnica, seguendo con fedeltà le regole della tradizione; per cui si può anche sostenere cheil detto “kan chu kyu”, colpire con potenza il centro sempre, riassume nel modo più sintetico possibile lo spirito della scuola.

 

LA TECNICA

 

La caratteristica peculiare del tiro Heki è il lavoro della mano sinistra (TSUNOMI NO ATARAKI) che spinge e torce l’arco : una tecnica tramandata nei secoli, la cui efficacia è stata verificata anche tramite moderni esperimenti nelle Università giapponesi. Dopo alcuni movimenti preparatori molto precisi la freccia tocca lo zigomo (TSUMEAI) e si arriva a NOBIAI, gli ultimi secondi prima dello sgancio, in cui si concentra tutta l’essenza del tiro. Allo sgancio (HANARE), la freccia scocca, inizialmente per volontà dell’arciere grazie al lavoro armonico di mano destra e mano sinistra e ad una corretta tensione del corpo. Dopo anni di allenamento assiduo l’arciere è in grado di sganciare con efficacia e naturalezza e colpisce il bersaglio (MATO). Ciò è possibile se la tecnica è vera e corretta e se lo spirito (KOKORO) dell’arciere è sincero. Il kyudo non pone di fronte due contendenti, bensì un arciere di fronte ad un bersaglio, che attesta la corretta esecuzione. In un certo senso si può dire che il kyudoka con la pratica si pone di fronte a se stesso, ai propri limiti, alle proprie potenzialità.
Si tira a piedi nudi su di un pavimento in legno, in un Dojo (luogo dove si pratica la Via), in ogni stagione. I bersagli sono situati in un terrapieno coperto, detto AZUCHI. All’inizio della giornata e, soprattutto per i principianti, si tira al MAKIWARA (paglione a distanza di due metri). Questo consente di studiare bene la forma senza la distrazione e l’ansia che può creare il bersaglio. Si usa una freccia in bamboo senza penne. Un allenamento ordinario prevede 100 frecce al MATO, ovvero un bersaglio del diametro di 36cm, di carta di colore bianco, con alcuni centri concentrici di colore nero, posto a distanza di 28 metri. Durante un allenamento completo, ma soprattutto in caso di particolari ricorrenze o in presenza di ospiti, vengono effettuate n. 2 frecce cerimoniali (TAI HAI) al bersaglio : 1 in piedi e 1 in ginocchio. Saltuariamente viene effettuato il tiro a 60 metri (ENTEKI), ad un paglione del diametro di circa n. 1 metro.
La tecnica è la medesima, ma vengono utilizzate frecce più leggere, con penne più basse; la mira viene leggermente alzata.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Ottobre 2009 14:04